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L’alimentazione nel morbo di Parkinson

Pubblicato il 06/08/2019

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Il morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa, con andamento progressivo e cronico, che coinvolge alcuni neuroni chiamati gangli della base, che sono deputati alla produzione di dopamina, importante neurotrasmettitore con ruolo chiave nella regolazione dei movimenti.

La loro degenerazione anomala provoca così una riduzione dei livelli di dopamina nel cervello del paziente che è affetto dal morbo e, dunque, la perdita di controllo sui propri movimenti e la capacità di equilibrio in chi ne è affetto. 

Quali sono i fattori di rischio del morbo di Parkinson?

L’età è un importante fattore di rischio: la malattia compare infatti tra i 50 ed i 60 anni, con una frequenza superiore nei maschi rispetto alle femmine.

Le cause che generano la distruzione delle cellule nervose che producono dopamina non sono ancora chiare; tuttavia, secondo numerosi studi, tra gli elementi che concorrono allo sviluppo della malattia vi sono fattori sia genetici che ambientali. Tra questi ultimi vi sono l’esposizione a pesticidi, trielina, metalli pesanti o la presenza sul territorio in cui si vive di industrie chimiche.

Quali sono i sintomi della malattia di Parkinson?

I sintomi della malattia di Parkinson generalmente si concentrano in una metà del corpo più che nell’altra. I sintomi più frequenti sono:

rallentamento dei movimenti, che avviene progressivamente;
- rigidità muscolare;
- tremori involontari;
- perdita di equilibrio;
- perdita di espressione;
- molti poi i disturbi di
carattere psicologico e psichiatrico legati alla malattia o al suo trattamento, come depressione, allucinazioni, stati confusionali.

Nelle fasi più avanzate della malattia si manifestano trombosi venosa, l’embolia polmonare e una difficoltà nel deglutire che rende difficile alimentarsi ed assumere farmaci.

Come si cura il morbo di Parkinson?

Purtroppo, ad oggi, non esiste una cura per il morbo di Parkinson. 
La terapia sintomatica più efficace, che dunque non altera la progressione della malattia ma agisce solo sui suoi sintomi, è la Levodopa, precursore della dopamina.

Una corretta alimentazione nei pazienti affetti dalla Malattia di Parkinson è necessaria per aumentare l’efficacia della terapia con Levodopa

La Levodopa non deve essere assunta con alimenti ricchi in proteine (carne, pesce, uova, latte e derivati, affettati, legumi) perché ne riducono l’efficacia.

Il consiglio è di assumere il farmaco almeno 30 minuti prima dei pasti.

Un’alimentazione equilibrata prevede l’assunzione di tre pasti principali (colazione, pranzo e cena) ed, eventualmente, di due spuntini a metà mattina e metà pomeriggio.

È importante non saltare alcun pasto per non sbilanciare il ritmo giornaliero della fame e della sazietà.

Un esempio di giornata alimentare prevede di limitare/eliminare l’assunzione delle proteine a mezzogiorno (a volte anche a colazione).

A colazione è consigliato assumere tè o caffè o tisana con fette biscottate o biscotti secchi o pane o grissini o cerealiIl latte è sconsigliato perché è un alimento proteico quindi potrebbe ridurre l’efficacia della terapia.

A pranzo un primo piatto condito con sughi semplici, accompagnato da un contorno di verdura cruda e/o cotta, del pane e della frutta fresca di stagione.

È sconsigliato, perché si riduce l’efficacia della terapia con levodopa:

  • Condire il primo piatto con burro, panna, pancetta, ragù di carne o pesce, pesto (poiché contiene formaggio), besciamella (che contiene latte e burro).

  • Aggiungere formaggio (grana, parmigiano, pecorino) sul primo piatto.

  • Utilizzare pasta all’uovo o primi piatti elaborati: gnocchi, ravioli, tortellini, …

Durante la cena invece deve essere consumato un primo piatto (facoltativo) e un secondo piatto per soddisfare il fabbisogno proteico giornaliero. 

Si consiglia di variare le scelte dei secondi piatti rispettando le seguenti frequenze settimanali:

  • Carne: 1 volta a settimana

  • Pesce: almeno 2 volte a settimana

  • Formaggio: 1 volta alla settimana

  • Uova: 2 volte alla settimana

  • Affettati: occasionalmente

  • Legumi: 2 volte alla settimana

Ricordate che dieta, allenamento cognitivo, esercizio fisico e impegno sociale influenzano la salute del cervello e la qualità della vita.

dott.ssa Ilaria Carelli biologa nutrizionista

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