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La gestione del paziente allettato: come curarne l'alimentazione

Pubblicato il 12/03/2019

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Quanti di voi si sono trovati nelle condizioni di dover rimanere, per un lungo periodo, immobilizzati a letto oppure di dover assistere un parente allettato? Per evitare complicanze, che derivano dalla prolungata immobilità, è bene curare un aspetto che non viene quasi mai preso in considerazione in quest’ambito, ovvero l’alimentazione.

L’invecchiamento fisiologico dei muscoli e un insufficiente apporto nutrizionale contribuiscono allo sviluppo della SARCOPENIA, ovvero la riduzione della forza muscolare, del potere aerobico e il rallentamento dei riflessi.  

La situazione si complica ulteriormente se l’anziano, a causa di una malattia, riduce ulteriormente i suoi movimenti, tanto che gli diventa difficoltoso o impossibile compiere attività motorie anche semplici.

Si definisce immobilità, infatti, quella condizione caratterizzata da una ridotta o assente capacità di compiere movimenti, ad insorgenza acuta o cronicamente progressiva, causa (ma anche conseguenza) di un deficit di forza ad una parte del corpo o una totale assenza di movimenti agli arti superiori o inferiori, che raggiunge il suo apice nel confinamento a letto.

Come contrastare la condizione di perdita muscolare?

Per aumentare la forza muscolare è importante garantire una dieta ricca di proteine, in particolare di carne rossa che contiene più ferro della carne bianca. Gli anziani tendono spesso ad essere carenti di ferro, e per aumentarne l’assunzione, è bene spruzzare, sia sulla carne che sulle verdure, il limone che contiene vitamina C.

Il mio consiglio è di preparare degli hamburger o delle polpette cui aggiungere delle proteine dell’uovo e del parmigiano, così da rendere il pasto più facilmente digeribile.

La sera sono da preferire le proteine vegetali dei legumi “sotto forma di passato”, poiché viene eliminata la cuticola esterna, responsabile di meteorismo e aerofagia. Inoltre sarebbe meglio abbinare il piatto a dei cereali, affinché ci sia la completa assunzione di tutti gli amminoacidi.

Da non sottovalutare l’assunzione di acqua durante tutto l’arco della giornata; la dose consigliata è di un litro e mezzo, anche sotto forma di thè e tisane.

Integratori: sì o no?

Gli integratori a base di maltodestrine e di proteine, sia di origine vegetale che del siero del latte, possono essere un valido aiuto e possono costituire un sostituto del pasto per gli anziani che faticano a mangiare. Prima di assumere integratori consigliamo sempre di chiedere il parere del medico curante. 

Infine, esponete al sole gli anziani!

La vitamina D assorbita dal sole contribuisce alla fissazione del calcio nelle ossa per renderle più robuste, preservandole dalle fratture.

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