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Prevenzione e trattamento delle piaghe da decubito

Published on 07/06/2018

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Nei paesi industrializzati come l’Italia dove le aspettative di vita media si sono alzate, il numero di persone costrette all’immobilizzazione per lunghi periodi è aumentato esponenzialmente e per questo motivo la prevenzione e il trattamento delle piaghe da decubito è un argomento molto sentito sia in ambito ospedaliero che nell’assistenza sanitaria a domicilio.

Cosa sono e come si presentano

Le piaghe da decubito sono ulcere dalla difficile guarigione. Sono anticipate da una fase in cui la pelle è eritematosa, ispessita e indurita ed evolvono in ferite che originano a livello della cute ma che se non trattate adeguatamente si estendono a sottocute e fasce muscolari. Si localizzano a seconda della posizione che si assume, in corrispondenza di dove si scarica il peso corporeo (solitamente il dorso o fianchi). L’aumento di pressione locale, non intervallato da cambi di posizione, impedisce una corretta vascolarizzazione e ossigenazione dei tessuti che vanno incontro a necrosi.

Chi ne soffre

Le persone più a rischio sono:

  • anziano e debilitati;

  • disabili con problemi di mobilità;

  • obesi o affetti da malattie neuromuscolari;

  • persone in convalescenza da frattura delle ossa;

  • donne che affrontano gravidanze a rischio.

Come prevenirle

Che ci si trovi seduti o sdraiati, è fondamentale cambiare la posizione di appoggio ogni due o tre ore. Ciò permette che si ristabilisca un flusso sanguigno nelle zone congeste garantendo una riossigenazione dei tessuti e l’eliminazione dei prodotti di scarto del metabolismo cellulare.

Nel caso la persona immobilizzata fosse sovrappeso od obesa è buona norma introdurre un regime alimentare dietetico, appropriatamente studiato da un dietista o un dietologo, che permetta un calo ponderale per diminuire la compressione dei tessuti, senza però privare il corpo dei nutrienti necessari per la guarigione dei traumi (se presenti) e il sostentamento.

prevenzione e trattamento delle piaghe da decubitoUn ulteriore accorgimento che si deve tenere riguarda l’igiene: la nostra cute ospita milioni di microorganismi che normalmente convivono sul nostro corpo. Tale convivenza si basa su un delicato equilibrio del microambiente che, se alterato, può portare a condizioni di infezione locale o sistemica. Qualora la persona immobilizzata cominciasse a lavarsi meno lasciando proliferare i germi, lasciando che le secrezioni cutanee ristagnino alterando umidità e pH di superficie, le probabilità che si sviluppi una piaga da decubito si fanno più elevate. La pulizia è importante e non va assolutamente trascurata.

I malati di cui abbiamo parlato, però, spesso non sono nelle condizioni fisiche di seguire queste indicazioni. Per loro alcuni movimenti sono proibitivi, le normali attività della vita quotidiana sono faticose e i tempi di esecuzione lunghi. Quasi sempre si rivolgono all’assistenza di familiari o personale specializzato come infermiere e operatori sanitari, e fanno uso di diversi ausili antidecubito. Questi ultimi sono rimedi ortopedici che vengono in aiuto, grazie alla loro ergonomia e consistenza, ampliando l’estensione della superficie di appoggio e mantenendo posture corrette. Ci sono diversi prodotti di questo tipo, ognuno designato per una specifica funzione. Ad esempio, il materasso antidecubito per quando si è sdraiati o i cuscini antidecubito per quando si è seduti.

Come curare le piaghe da decubito

Una volta che la lesione si apre, la gestione diventa più difficile e si rende necessario ricorrere a cure mediche di vario tipo:

  • Terapia antibiotica e disinfettante: impedisce che i germi (principalmente batteri e funghi) colonizzino la lesione peggiorandone le condizioni della ferita e si facciano breccia all’interno del corpo;

  • Terapia collagenasica: spesso sulle ulcere si crea uno strato di fibrina che cicatrizza i margini, ma impedisce la completa chiusura della ferita. Esistono dei prodotti che la degradano impedendo tutto ciò;

  • Terapia facilitante la ricrescita tissutale: derivati dello iodio, fattori di crescita, lamine tissutali decellularizzate, VAC terapy;

  • Terapia chirurgica: utilizzata nei casi più gravi, quando la ferita non riesce a chiudersi, come nella circostanza in cui viene esposto l’osso. Il malato viene sottoposto quindi a un vero e proprio intervento di chirurgia plastica.