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I principali dispositivi per l'ossigenoterapia

Pubblicato il 05/05/2020

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Cos’è l’ossigenoterapia

L’ossigenoterapia consiste nella somministrazione di una dose extra di ossigeno a pazienti che ne manifestano un insufficiente livello nel sangue per mezzo di appositi dispositivi. L’ossigenoterapia ha, appunto, uno scopo terapeutico ed è una pratica sicura e ormai consolidata, che però deve essere realizzata sotto prescrizione medica. Per questo tipo di trattamento medico viene somministrato dell’ossigeno all’interno di un gas erogato da un apposito strumento.

Quando è necessario intervenire con l’ossigenoterapia

Il livello di ossigeno nel sangue si può abbassare in presenza di alcune condizioni croniche (rendendo quindi necessario ricorrere all’ossigenoterapia), come ad esempio: 

Questo problema può verificarsi anche in alcune condizioni improvvise, quali:

  • emorragie

  • gravi traumi

  • anafilassi

  • ipotermia

  • intossicazione da monossido di carbonio

I principali dispositivi per l’ossigenoterapia

L’ossigenoterapia viene praticata attraverso l’utilizzo di alcuni dispositivi specifici; la scelta di usarne uno piuttosto che un altro dipende dalla condizione del paziente e per farlo è necessario seguire l’indicazione del medico curante. Analizziamo i diversi dispositivi nel dettaglio. 

Dispositivi che erogano ossigeno

Ci sono principalmente tre fonti di erogazione dell’ossigeno:

  • Contenitori di ossigeno allo stato liquido: utilizzato soprattutto in ospedale, questo tipo di contenitori presenta l’ossigeno sotto forma di liquido refrigerato che si trasforma in gas una volta che viene fatto fuoriuscire tramite ebollizione.

  • Serbatoi di ossigeno allo stato gassoso: si tratta di bombole di metallo che contengono ossigeno compresso; ne esistono di varie dimensioni e quelle più piccole possono anche essere agevolmente trasportate dai pazienti in maniera autonoma.

  • Concentratori di ossigeno: sono dispositivi elettrici che producono ossigeno ottenendolo dall’ambiente circostante; in particolare, questi strumenti sono in grado di prelevare l’ossigeno dall’aria dell’ambiente in cui si trovano e di concentrarlo.

Dispositivi che forniscono ossigeno al paziente

  • Maschera semplice: questo tipo di maschera, realizzata in plastica, ormai non si utilizza quasi più perché non permette di calcolare esattamente quanto ossigeno viene somministrato. Inoltre, non è tra le più efficaci a causa dei rischi legati al fenomeno del rebreathing, che può causare un eccesso di anidride carbonica.

  • Maschera di Venturi (o ventimask): questa maschera ad oggi è la migliore, poiché permette di conoscere esattamente quanto ossigeno viene somministrato tramite l’impostazione di una valvola, che può essere cambiata variando così la quantità di ossigeno erogata; la maschera è infatti dotata di diverse valvole colorate e ad ogni colore corrisponde una dose specifica di ossigeno erogabile al minuto. È il modello più adatto in caso di insufficienza respiratoria cronica.

  • Maschera con reservoir: questo tipo di maschera si utilizza invece per le emergenze, ovvero quando non è necessario calcolare una quantità precisa di ossigeno, ma è fondamentale somministrarlo velocemente al paziente in quantitativi elevati. È costituita da una maschera di plastica e da un sacchetto (o serbatoio) che si riempie con l’alto flusso di ossigeno. La maschera e il sacchetto sono separati da una valvola che ha lo scopo di impedire il rebreathing.

  • Oxymask: questa maschera è costituita da un telaio leggero ed è dotata di forellini, al fine di permettere il passaggio dell’aria ed evitare il rebreathing; utilizzando l’oxymask non è possibile misurare l’esatta emissione di ossigeno ed è adatta ai flussi di ossigeno bassi

  • Sondino nasale: questo sondino è flessibile e adatto a bassi flussi di ossigeno; non è adeguato alle situazioni di emergenza, ma si usa prevalentemente in caso di patologie croniche ed è inoltre frequentemente utilizzato dai pazienti a domicilio o nelle strutture residenziali. È importante che venga inserito nel modo corretto all’interno della faringe.

  • Cannula nasale (o occhialini): questo dispositivo è uno dei più comuni e si compone di due cannucce che vengono introdotte nelle narici e forniscono l’ossigeno affinché il paziente respiri attraverso il naso. La cannula nasale è indicata per l’erogazione di bassi flussi di ossigeno

  • Cannula nasale high flow: questo dispositivo è impiegato prevalentemente in terapia intensiva, in quanto alternativa valida alla ventilazione. Questo strumento è costituito da diversi componenti: un compressore, un miscelatore, un umidificatore, un circuito riscaldato e la parte che termina all’interno delle narici.

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